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La storia della cucina italiana nasce all'alba dell'ottavo secolo a.C. quando, guidati da Tirreno, figlio di Atys, Re di Lidia, giungono dall'Asia minore sulle coste toscane genti dedite ai piaceri della tavola, che trovarono, in una terra ricca e produttiva, la loro dimora e il loro nome: etruschi.
Erano soliti organizzare sontuosi banchetti sfruttando al meglio le risorse della terra, quali sono i cereali (zuppa di farro). Veri progenitori della cucina toscana, nella loro alimentazione trovava ampio spazio la carne, in particolare cervo e cinghiale.
Nel VII secolo iniziarono a produrre olio d'oliva, in principio usato per la cosmesi, poi date le sue proprietà trovò la sua massima espressione in cucina.

Dopo la conquista, il retaggio culinario-culturale etrusco contagiò profondamente roma, che iniziò ad apprezzare i piaceri della tavola e del buon vino.
Tutto questo proseguì fino al 476 d.C., caduta dell'Impero romano di occidente, a causa delle invasioni barbariche, con l'introduzione di salse e condimenti come testimonia l'opera del gastronomo Marco Gavio Apino, De re coquinaria che serviva sotto l'imperatore Tiberio (30 d.C.).

Le invasioni barbariche e la dominazione longobarda, sotto il governo di carlo magno re dei franchi ( incoronato nella notte di natale dell'800 da Papa Leone III ), diedero nuovo vigore ad una cucina ormai standardizzata. Vi fu uno spopolamento delle città e la fioritura di piccoli centri rurali posizionati vicino a castelli (feudalesimo).
La separazione e la mancanza di comunicazione fece in modo che si verificasse una differenziazione delle varie cucine, che si tradusse nel proliferare di specialita' e piatti tipici tuttora patrimonio delle nostre regioni.

Intorno al 1500, in piena età rinascimentale, la cucina italiana diventa una forma d'arte. Le tavole sono imbandite con piatti tipici del medioevo impreziositi dall'utilizzo delle spezie. L'italia è già leader del mondo piatto nella produzione artigianale di pasta tirata e farcita.

Zuccheri, mieli e confetture non potevano mancare su ogni tavola che veniva curata ad arte. Tavole decorate da candelabri e fini porcellane davano ai banchetti quel qualcosa in più, e li rendevano esteticamente appaganti.